Haridwar - Srinagar

Seguendo il Gange 

23 dicembre 2012

130 km 5 h

 

Nel pomeriggio comincio ad organizzarmi per la partenza del giorno dopo, ceno con the e biscotti per prevenire problemi durante il viaggio in moto. Parte del fritto del giorno precedente sta ancora rilasciando energia interna e ho deciso di alternare cucina locale a momenti di dieta. Ho comprato un bollitore elettrico a tal scopo e lo ho eletto a imballaggio della mia bottiglia di champagne.

Mentre sto per andare a letto realizzo una cosa che mi era sfuggita. Sorridono tutti. Anche i più poveri, anche i mendicanti, anche il venditore mutilato da cui avevo comprato dei fiammiferi per i miei sigari proibiti. Non sono disperati, neanche rassegnati. Sembrano semplicemente accettare le cose per quelle che sono. Sapevo che l’accettazione del proprio stato è un caposaldo dell’induismo (e anche un meccanismo di controllo sociale ter-ribilmente efficace), ma quello che osservavo non finiva di stupirmi. Sorridono tutti. Immersi nel loro credo. Che è allegro, positivo. Anche le immagini che usano per rappresentare i loro dei lo dicono. Sono colorate, allegre, piacevoli da guardare. Questo pensiero mi accompagna fino a quando non mi addormento.

La mattina dopo, partendo da Haridwar ho messo come musica i Beatles, the White Album. Perché? A trenta chilometri da Haridwar c'è Rishikesh, una cittadina tuttora famosa per la meditazione, visitata dai Beatles nel 1968. Sembra che il ritiro spirituale di tre mesi, la pace e l'ampia disponibilità di tempo abbiano dato modo al gruppo di rafforzare la sua creati-vità. Forse ha influito anche il fatto di dover usare chitarre acustiche (quelle elettriche non funzionavano per mancanza di corrente). Al loro ritorno incisero the White Album.
Anche se non sono un grande amante dei Beatles ho ascoltato più volte questo doppio durante il viaggio (e anche dopo) e ho attraversato Rishi-kesh con “ Happiness is a Warm Gun ” che ri-suonava nel casco.

Un tributo dovuto.

Ma Rishikesh è nota anche come “ La porta dell'Himalaya ” e, dopo averla attraversata, la strada e il paesaggio sono cambiati drammati-camente. Sterrati, guadi, tornanti che si sno-dano lungo la valle scavata dal Gange. La velocità media è precipitata. Continuo a salire e seguire il fiume. La strada sempre più brutta, il paesaggio sempre più bello. La natura mi assorbe totalmente. Il Gange diventa, finalmente, davvero pulito e si intravedono le montagne innevate, alte verso il Nepal (oltre 7000 metri).

Continuo, fedele alla consegna, a seguire il fiume, quasi a cercarne le sue sorgenti. La strada migliora appena, rifletto sulla vicenda semiseria della ricerca delle sorgenti del Nilo, immagino di rifare la stessa cosa con il Gange, mi viene da ridere.

Poi un'idea. Ma come si fa, nella pratica, a trovare una sorgente? Certo quello che scorre alla mia sini-stra è sicuramente il Gange ma, quando più in alto, troverò due corsi d'acqua che si uniscono, quale dovrò seguire? Come posso sapere chi è l'affluente e chi il corso principale? In alcuni casi la cosa risulterà ovvia, ma se i due corsi che si uniscono hanno dimensioni paragonabi-li? Come scegliere? Come per il carattere di un uomo maturo, de-lineato, facilmente identificabile. Ma quel carattere ha origine da mille esperienze, situazioni, accadute nel passato, una sull'altra, affluenti e corsi principali. Anche in questo caso è impossibile trovare la sorgente, l'inizio, la genesi di quello che una persona è poi diventata nel tempo.
Scanso al volo una buca ragguardevole, quasi minacciosa, mi incanto a guardare il nastro sottile che si delinea sull'altro lato della valle, di fronte a me, unico segno visibile dell'uomo, la strada che dovrò fare. E concludo: “ Le sorgenti non esistono! Solo il fiume esiste... ”.

Mi fermo in un albergo, all'ingresso di Srinagar. Un pasto solitario, piccante. Poi a dormire, con le immagini del fiume che mi scorrono nella mente...